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Esami vari

 

Azotemia

 

Cos'è?
Il termine azotemia è piuttosto approssimativo. In realtà con questo esame si effettua la misurazione nel sangue dell'urea: prodotto di scarto del metabolismo delle proteine che viene eliminato quasi esclusivamente dai reni. Per questo motivo i risultati di questo esame vengono considerati un indice della funzionalità renale.
In alcuni laboratori questo esame viene indicato come "azoto ureico". E anche se dal punto di vista pratico può essere considerato la stessa cosa, si deve tenere presente che i valori normali dell'azoto ureico sono diversi da quelli dell'azotemia.

 

Perché si fa?

Il dosaggio dell'azotemia è richiesto di routine nelle analisi di controllo, perché fornisce un indice semplice, anche se grossolano, del funzionamento dei reni. Una azotemia molto aumentata è di solito la spia di una insufficienza renale. In ogni caso, per un'indagine più approfondita, la azotemia deve essere sempre accompagnata dalla richiesta della creatininemia.

 

Come si esegue?
L'esame si esegue su un campione sangue che deve essere prelevato dopo una condizione di digiuno da almeno 8-10 ore.

Interpretazione dei risultati

Valori normali

 

 

Azotemia

20–40 mg/dl

Azoto ureico

10–20 mg/dl

Per una corretta interpretazione dei risultati della azotemia si deve tenere presente che i valori di questa analisi possono essere influenzati da alcune particolari condizioni, come, ad esempio, da:

  • una situazione di disidratazione (che può essere causata da stati febbrili)
  • e, soprattutto, dalla quantità di proteine presenti nella dieta.

Si può avere, infatti:

una azotemia normale in presenza di una funzione renale ridotta, se ci si sottopone ad una dieta povera di proteine

una azotemia relativamente aumentata (50 mg/dl) con una funzione renale normale, se si ingerisce una quantità eccessiva di proteine (ad esempio, le carni rosse).

Nelle situazioni in cui, invece, è già stata accertata la presenza di una insufficienza renale, il dosaggio della azotemia può essere utile, ad esempio, per programmare una restrizione delle proteine ed evitare i pericoli di una azotemia troppo alta.
In situazioni di grave insufficienza renale, l'azotemia può superare i 200 mg/dl. In tal caso si parla di uremia, una condizione pericolosa caratterizzata da:

  • astenia
  • anoressia
  • ridotta capacità di concentrazione mentale.

Per arrivare fino a situazioni di nausea, vomito, diarrea emorragica, stato soporoso e coma, fino alla morte.
I valori di azotemia risentono anche dell'assunzione di alcuni farmaci; ad esempio, possono aumentare in caso di assunzione di diuretici.

L'esame più utile per l'accertamento della funzionalità renale è la creatininemia.

      Azotemia in gravidanza

L'azotemia (e, soprattutto, l'azoto ureico) diminuisce nel corso del primo trimestre di gravidanza e rimane più bassa del normale durante l'intero periodo di gestazione. Analogamente accade per la creatininemia. Pertanto, valori considerati normali al di fuori della gravidanza possono diventare, in questo caso, un segno di alterazione nel funzionamento del rene. La mancata diminuzione fisiologica dell'azotemia nelle fasi precoci della gravidanza deve far pensare ad una malattia renale precedente la gravidanza.

 

Alfa-fetoproteina      

 

Cos'è?
L'alfa-fetoproteina (AFP) è una proteina che viene prodotta dal fegato fetale fino dalle prime settimane di gravidanza e può essere dosata nel sangue della madre.
L'AFP raggiunge il valore massimo nel primo semestre di gravidanza e poi diminuisce nettamente entro le 3-4 settimane precedenti il parto, per raggiungere i livelli normali dell'adulto dopo 1 anno.
Poiché qualche volta il dosaggio nel sangue fornisce risultati incerti, esiste anche la possibilità di dosare questa proteina direttamente nel liquido amniotico.

Perché si fa?

Piccole quantità di questa proteina prodotta dal feto passano attraverso la placenta nel sangue materno dove vengono misurate. L'esame deve essere considerato un test di screening che viene richiesto dal medico per accertare se nella gravidanza vi sia un rischio di malformazioni congenite.
Al di fuori della gravidanza, l'alfa-fetoproteina viene usata come marker della presenza di tumori maligni: il riscontro in un adulto o in un bambino di valori molto elevati può segnalare la presenza di un tumore del fegato o del testicolo.

 

Come si esegue?
Si esegue
un normale prelievo di sangue a digiuno e, per ottenere risultati accurati, è preferibile eseguire l'analisi fra la 16ª e la 18ª settimana di gravidanza. Il campione di sangue viene poi analizzato in laboratorio e sono necessari di solito alcuni giorni prima di conoscere il risultato. L'esame è privo di rischi, tuttavia, nella eventualità di risultato incerto o nel sospetto di una patologia del feto, l'analisi andrebbe eseguita anche sul liquido amniotico perché fornisce risultati più precisi: in questo caso è necessario ricorrere ad una amniocentesi.

Interpretazione dei risultati
Livelli molto alti di alfa-fetoproteina (da 3 a 100 volte i valori medi normali) possono indicare che il feto ha una malformazione del sistema nervoso, per esempio la spina bifida, cioè la mancata fusione posteriore di una o più vertebre con fuoriuscita del midollo spinale. I valori possono, però, risultare elevati anche in caso di una normale gravidanza gemellare oppure se si verifica la morte del feto. Bassi livelli possono, invece, indicare l'esistenza di una sindrome di Down.

 

beta-HCG (test di gravidanza)  

 

Cos'è?
Il dosaggio nel sangue o nelle urine della gonadotropina corionica umana (HCG), o meglio di una sua frazione chiamata beta-HCG, è il test di gravidanza oggi più largamente usato, sia nei laboratori sia nei test fai-da-te che si acquistano in farmacia.
L'HCG è un ormone che viene prodotto a partire dal decimo giorno dopo il concepimento, nel momento in cui l'uovo fecondato si fissa nell'utero ed inizia la formazione della placenta. La produzione di HCG raggiunge il suo massimo verso l'8-10ª settimana e poi si riduce, stabilizzandosi su livelli più bassi fino al termine della gravidanza.

 

Perché si fa?
L'esame è indispensabile come test iniziale di gravidanza, ma può essere utile anche per monitorare nelle fasi iniziali il regolare andamento della gestazione. Infatti, in caso di minaccia di aborto, di aborto in atto o di gravidanza extrauterina (impianto dell'uovo fecondato al di fuori della sede normale) i valori del beta-HCG risulteranno più bassi che di norma.
Nel sospetto di una gravidanza, l'esecuzione di questo test non va in alcun modo rinviata: infatti, il riconoscimento tempestivo di una gravidanza è importante perché la donna dovrà modificare le proprie abitudini di vita (dieta, fumo, farmaci, etc.), rimandare eventuali esami diagnostici come le radiografie o interventi chirurgici, iniziare precocemente un iter diagnostico per ricercare eventuali anomalie congenite etc.

 

Come si esegue?
In genere non è
necessaria nessuna preparazione prima del test. Il dosaggio del beta-HCG nel sangue richiede un normale prelievo da una vena del braccio. Il dosaggio sulle urine è quello che normalmente viene fatto a domicilio, utilizzando i diversi prodotti disponibili in commercio. In questa seconda eventualità, è importante accertarsi che il prodotto acquistato in farmacia non sia scaduto ed occorre seguire scrupolosamente le istruzioni riportate sul foglietto illustrativo. Per ottenere un risultato più preciso, è indispensabile attendere alcuni giorni dopo la mancata mestruazione prima di eseguire il test a domicilio.

Interpretazione dei risultati

Un
risultato negativo del test fai-da-te non esclude la possibilità di una gravidanza e pertanto andrebbe ripetuto qualche giorno più tardi. D'altra parte, un risultato positivo richiede sempre la conferma di un esame eseguito sul sangue. Il test sul sangue è molto più preciso di quello sulle urine (quasi il 100%), rispetto al quale è in grado inoltre di individuare più precocemente l'avvenuto concepimento.
Di norma, un
risultato positivo è indicativo di gravidanza. Può tuttavia verificarsi un risultato "falsamente" positivo se il test viene eseguito 1) a distanza di uno-due mesi da un parto o da un aborto, perché tracce dell'ormone sono ancora presenti in questi casi nelle urine della donna o 2) dopo un aborto molto precoce, che non è stato ancora riconosciuto perché avvenuto subito prima o dopo la prima mestruazione mancata.
In caso di
test positivo è necessario informare immediatamente il proprio medico o ginecologo e sottoporsi ad una visita con ulteriori accertamenti (per esempio, una conferma ecografica dell'avvenuta gravidanza).
Il test è positivo anche nel caso di gravidanza extrauterina o di mola idatiforme, rara condizione benigna causata dalla crescita anomala nell'utero di ciò che rimane di un embrione malformato e che può a sua volta trasformarsi in un tumore maligno, chiamato coriocarcinoma.
I valori di beta-HCG possono aumentare anche in altre condizioni patologiche che nulla hanno a che vedere con la gravidanza, per esempio in alcuni tumori del testicolo.

 

CA 125    

 

Cos'è?
Il termine CA 125 è una abbreviazione dall'inglese "Cancer Antigen 125" che sta per Cancro Antigene 125 e si riferisce ad una proteina presente normalmente nel rivestimento di alcune cellule del corpo umano, sia nel feto sia nell'adulto, ma che può essere prodotta in grandi quantità in presenza di alcuni tumori, in modo particolare da quello delle ovaie.

 

Perché si fa?

Il CA 125 appartiene alla categoria dei cosiddetti "markers" tumorali, cioè quelle sostanze che si possono trovare in quantità aumentate nel sangue, nelle urine o in altri liquidi corporei di persone che si ammalano di cancro. Uno di questi è l'alfa-fetoproteina.
Attualmente, il dosaggio di quasi tutti i markers tumorali conosciuti non viene usato per fare la diagnosi di tumore, quanto piuttosto per osservare l'evoluzione del tumore nel tempo, per esempio la sua risposta alle cure.
Il CA 125 non può essere usato come test di screening per il tumore delle ovaie, perché non è specifico per questo tipo di cancro, può aumentare, infatti, anche in altre condizioni, patologiche e non, fra cui l'endometriosi, la pancreatite, o semplicemente la gravidanza. Inoltre, vi sono casi in cui, pur essendo presente un tumore alle ovaie, il valore del CA 125 risulta del tutto normale. Pertanto il dosaggio del CA 125 si usa attualmente per controllare l'esito del trattamento usato per il cancro delle ovaie.

Come si esegue?
Per l'analisi del CA 125 è sufficiente un prelievo di 5 millilitri di sangue dalla vena del braccio, che può essere eseguito anche non a digiuno.

Interpretazione dei risultati
Il valore normale di CA 125 è inferiore a 35 Unità/ml. Valore che aumenta in quasi l'80% dei tumori ovarici, ma può risultare elevato occasionalmente anche in altri tipi di tumore, per esempio dell'utero, delle tube o dell'intestino.
Pertanto, se si riscontra in maniera occasionale un aumento del CA 125 in una donna che per altri versi risulta sana, è necessario effettuare una serie di controlli per accertare l'eventuale presenza di un tumore.
Nelle donne che vengono sottoposte ad una cura per tumore ovarico (per esempio, una chemioterapia) la riduzione del CA 125 indica che il cancro risponde bene alla terapia, ma se i valori non si abbassano oppure, dopo una iniziale riduzione, riprendono ad aumentare, è probabile che il cancro non risponde alle cure oppure che, dopo un arresto temporaneo, abbia ripreso a crescere.

 

Calcemia      

 

Cos'è?
La calcemia è
il dosaggio della quantità di calcio circolante nel sangue. Il calcio è il minerale più abbondante presente nel nostro corpo, all'interno del quale svolge diversi compiti importanti come la formazione dell'osso, la coagulazione del sangue e la regolazione della funzione dei muscoli, fra cui anche il cuore.
La quantità di calcio nell'organismo dipende dalla dieta e dalla azione di due sostanze che ne regolano il metabolismo: la vitamina D e un ormone chiamato paratormone, prodotto dalle ghiandole paratiroidi, cosiddette perché si trovano nel collo in prossimità della tiroide.
Solo l'1% del calcio totale presente nell'organismo circola nel sangue e, pur tuttavia, questa quota è molto importante. Se, per qualche motivo, il calcio circolante nel sangue aumenta (ipercalcemia), esso viene fino a un certo punto eliminato dai reni attraverso le urine. Un eccesso di calcio nelle urine può però favorire la formazione di calcoli renali.

 

Perché si fa?

La calcemia non dovrebbe essere considerato un esame di routine, ma richiesto solo in quelle condizioni in cui c'è il rischio concreto di una alterazione del livello del calcio nel sangue. Infatti, una variazione particolarmente evidente della calcemia, oltre ad essere conseguenza di svariate malattie, può creare di per sé grossi problemi all'organismo. Per esempio, una ipercalcemia può provocare disturbi intestinali (stitichezza) e, nei casi più gravi, debolezza muscolare, aumento della pressione e disturbi cardiaci. Al contrario, un abbassamento della calcemia (ipocalcemia) può provocare inizialmente crampi muscolari e disturbi della sensibilità alle mani e ai piedi che, in casi gravi, possono progredire fino alle convulsioni.
Una ipercalcemia può essere provocata da un aumento della produzione del paratormone da parte delle ghiandole paratiroidi, da un eccesso di vitamina D, da alcuni tumori (con o senza metastasi alle ossa) o, meno spesso, da altre malattie dello scheletro. Al contrario, una diminuzione della calcemia può essere dovuta ad una dieta sbagliata, priva di latte e latticini e con carenza di vitamina D, ad una ridotta produzione di paratormone - per esempio dopo una operazione alla tiroide nella quale sono state danneggiate le ghiandole paratiroidi -, oppure essere causata da alcune malattie renali o del fegato e da alcune malattie intestinali che causano un difettoso assorbimento del calcio nell'intestino.

Come si esegue?
Per il dosaggio della calcemia è sufficiente un normale prelievo di sangue a digiuno da una vena del braccio, ma un prelievo eseguito non correttamente (se ad esempio il laccio emostatico viene lasciato stretto per troppo tempo attorno al braccio) può alterare il risultato. La risposta dovrebbe essere pronta dopo 24 ore.

Interpretazione dei risultati
Negli adulti i valori normali del calcio totale nel sangue oscillano in genere fra 8,5 e 10,4 milligrammi per centimetro cubo di sangue, mentre nei bambini sono leggermente più alti. Quando esiste il fondato rischio di una alterazione della calcemia è sempre bene ripetere l'esame per tre volte, per essere sicuri del risultato.
Si ha ipercalcemia quando i valori sono superiori a 10,5, mentre se i valori ematici sono inferiori a 8,5 si parla di ipocalcemia. Una "falsa" ipocalcemia si può avere però se il livello di albumina nel sangue è più basso del normale: ciò può verificarsi ad esempio durante la gravidanza.
In caso di valori alterati si deve inoltre sempre tenere in considerazione la possibile interferenza di alcuni farmaci: per esempio, cortisonici, diuretici e lassativi possono, se usati per parecchio tempo, provocare ipocalcemia.

Creatininemia    

  

Cos'è?
La creatininemia indica la quantità presente (concentrazione) nel sangue di una sostanza, la creatinina, prodotta dall'organismo e che deriva dal metabolismo della creatina, un costituente dei muscoli. La creatinina che circola nel sangue viene poi filtrata dai reni ed eliminata con le urine. La quantità di creatinina prodotta è legata unicamente allo sviluppo delle masse muscolari presenti in un determinato individuo e perciò può variare con l'età e con il sesso.

Perché si fa?
La concentrazione della creatinina nel sangue è direttamente collegata alla funzionalità dei reni, cioè alla loro capacità di filtrare la sostanza dal sangue ed eliminarla con le urine: pertanto un aumento della creatininemia corrisponde ad una riduzione della funzione renale.
La creatininemia è usata di routine perché è l'esame più semplice a disposizione del medico per valutare lo stato della funzione renale, insieme alla azotemia: rispetto a quest'ultima però la creatininemia è un test molto più preciso e affidabile. Per esempio, la creatininemia è in grado di segnalare la presenza di una compromissione dei reni molto più tempestivamente della azotemia e inoltre, rispetto a quest'ultima, non risente delle variazioni della dieta.

Come si esegue?
L'esame si esegue sul sangue che deve essere prelevato dopo un digiuno di almeno 8-10 ore.

Interpretazione dei risultati
I valori normali variano da 0,8 a 1,4 mg per centimetro cubo di sangue, ma nella donna sono inferiori del 10% rispetto a quelli dell'uomo. Influiscono, come detto, sui valori normali di creatinina anche l'età (perché con l'invecchiamento la massa muscolare generalmente si riduce) e lo stato di gravidanza. Un aumento della creatininemia indica essenzialmente che esiste un danno (insufficienza) renale, che può essere acuto, quando si manifesta in pochi giorni o settimane, o cronico se si sviluppa nell'arco di mesi o anni.

Creatininemia in gravidanza
La creatininemia (come anche l'azotemia) diminuisce già nel corso del primo trimestre e risulta inferiore di circa un terzo rispetto ai livelli normali al di fuori della gravidanza. Pertanto, i valori che sono considerati normali al di fuori della gravidanza possono essere un segno di alterazione nel funzionamento del rene.
Un
aumento di azotemia e creatininemia nel secondo e terzo trimestre può essere conseguenza di una condizione patologica tipica di questo periodo, caratterizzata da una riduzione della funzione renale associata ad ipertensione, riduzione della diuresi e forte ritenzione di liquidi nel corpo (preeclampsia).
La creatininemia può aumentare anche per effetto di una insufficienza renale acuta che insorge alla fine della gravidanza, per lo più associata ad un cattivo funzionamento della placenta, o subito dopo il parto
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Emocromo    

 

Cos'è?
L'esame emocromocitometrico, comunemente detto emocromo, è forse l'esame di laboratorio più frequentemente richiesto insieme all'esame delle urine e consiste nel conteggio e nella valutazione delle caratteristiche principali delle cellule che si trovano sospese nella parte liquida del sangue (plasma).
Vengono valutati i globuli rossi (numero e grandezza), i globuli bianchi (inclusi alcuni sottotipi), le piastrine, la quantità di emoglobina (HB) contenuta nei globuli rossi e l'ematocrito, cioè la percentuale di globuli rossi rispetto alla parte liquida del sangue. I globuli rossi sono indispensabili per rifornire di ossigeno (attraverso l'emoglobina) gli organi del corpo umano, i globuli bianchi sono importanti per combattere le infezioni, mentre le piastrine sono necessarie per la coagulazione del sangue.

 

Perché si fa?
L'emocromo è il punto di partenza per qualunque esame dello stato di salute di un individuo. Esso indica prima di tutto se i tessuti che producono il sangue (specialmente il midollo osseo) funzionano regolarmente, ma fornisce anche informazioni preziose sul corretto funzionamento di molti altri organi. L'emocromo può essere alterato in caso di anemia, di leucemia o di infezioni e in certi casi questo si verifica prima che il paziente abbia qualche sintomo della malattia.

 

Come si esegue?
È
un esame rapido e poco costoso. Per effettuare l'analisi è sufficiente un prelievo di una piccola quantità di sangue da una vena del braccio, che va fatto a digiuno. Il conteggio delle cellule viene eseguito in laboratorio attraverso degli analizzatori automatici, ma può essere fatto anche con procedure manuali. La risposta dell'esame è disponibile di solito in poche ore.

 

Interpretazione dei risultati
Globuli rossi. L'esame consiste nella determinazione del numero e della grandezza dei globuli rossi (GR) presenti in 1 millimetro cubo di sangue venoso. I valori normali dei globuli rossi della donna variano da 4 a 5 milioni. Quando la conta scende di più del 10%, si parla di "anemia". Questa può essere dovuta a carenza di ferro (molto frequente nella donna), emorragie, emolisi (rottura dei globuli rossi) oppure a insufficienza del midollo osseo (come nella leucemia). Una diminuzione del numero dei GR viene considerata normale in gravidanza, perché la ritenzione di liquidi porta ad una diminuzione relativa del GR rispetto alla parte liquida del sangue.

Globuli bianchi. Il conteggio dei globuli bianchi (GB) presenti in 1 millimetro cubo di sangue oscilla normalmente da 5000 a 10000. Oltre al numero totale, l'esame fornisce anche il numero e le percentuali dei tipi principali di globuli bianchi presenti nel sangue. La funzione principale dei GB è quella di combattere le infezioni e di respingere i corpi estranei ai tessuti corporei. Un aumento dei leucociti totali (leucocitosi) indica in genere infezione, infiammazione o leucemia. Una diminuzione dei leucociti (leucopenia) si verifica in molte forme di insufficienza del midollo osseo, per esempio dopo una chemioterapia o una radioterapia antitumorale. Fra i sottotipi di leucociti, meritano di essere ricordati gli eosinofili, che aumentano nelle reazioni allergiche e nelle infezioni da parassiti e i linfociti che sono fondamentali per l produzione di anticorpi e diminuiscono per esempio in caso di infezione da HIV. Un aumento dei leucociti può anche non essere provocato da una malattia: il pasto, lo stress, l'attività fisica e la gravidanza possono causare leucocitosi.

Piastrine. I valori normali oscillano fra 150.000 e 400.000 per millimetro cubo di sangue. Quando le piastrine sono meno di 100.000, si parla di piastrinopenia, mentre si parla di piastrinosi se il conteggio è superiore a 400.000. Piastrinopenia si può avere per emorragia, per aumentata funzione della milza (per esempio in caso di cirrosi epatica) o per effetto di medicine come l'aspirina, certi antibiotici o alcuni farmaci per il diabete. Un aumento delle piastrine può avvenire invece come compenso ad una grave emorragia, a causa di alcuni tumori maligni, dopo una permanenza in alta montagna o per l'uso di contraccettivi orali.

Emoglobina. Nella donna i valori normali della HB oscillano fra 12 e 14 g. In generale i valori di emoglobina corrispondono assai bene a quelli dei globuli rossi. Quando l'Hb è inferiore a 11 g si parla di "anemia". Fra le cause, oltre a quelle già elencate sopra, vi è l'insufficienza renale, sia acuta che cronica. Una diminuzione relativa del valore di HB si verifica normalmente in gravidanza, perché la ritenzione di liquidi porta ad un aumento della parte liquida del sangue.

 

Fosfatasi alcalina  

 

Cos'è?
La fosfatasi alcalina è un enzima che si trova nello scheletro, nell'intestino, nel fegato e, in quantità inferiore, nella placenta e nel rene. Nello scheletro, l'enzima ha un ruolo importantissimo per la formazione e la calcificazione delle ossa.

 

Perché si fa?La fosfatasi alcalina che viene misurata nel sangue deriva principalmente dalle ossa e dal fegato. Perciò il suo dosaggio serve ad individuare (con l'apporto di altre analisi) la presenza di alcune condizioni patologiche delle ossa oppure a chiarire la natura di alcune malattie del fegato. Oggi è possibile differenziare in laboratorio diverse componenti (isoenzimi) della fosfatasi alcalina: questa procedura può essere utile nelle situazioni in cui è necessario verificare se l'eventuale aumento dell'enzima nel sangue deriva dal fegato, dalle ossa o dalla placenta.

Come si esegue?
L'esame si esegue con un prelievo di sangue a digiuno ed è preferibile che l'analisi venga eseguita dal laboratorio al più presto dopo il prelievo. Il risultato è disponibile in poco tempo.

Interpretazione dei risultati
Livelli "normalmente" aumentati di fosfatasi alcalina si riscontrano nelle donne in gravidanza, perché l'enzima viene prodotto anche dalla placenta: i valori dell'enzima aumentano progressivamente durante il primo e secondo trimestre, raggiungendo nel terzo trimestre livelli circa il doppio di quelli delle donne non gravide. Questo aumento "fisiologico" può tuttavia oltrepassare i valori previsti se, nel corso della gestazione, si manifesta un disturbo del fegato, come l'ittero della gravidanza, dovuto ad una difettosa circolazione della bile nel fegato (la cosiddetta colestasi gravidica) che si accompagna a forte prurito. In questi casi comunque risulteranno alterati anche altri esami del sangue.
Nei bambini e negli adolescenti nella fase della crescita, allo stesso mdo, si verifica un incremento "fisiologico" della fosfatasi alcalina, provocato dalla intensa attività di accrescimento delle ossa. Per lo stesso motivo - cioè formazione di nuova sostanza ossea - si ha un aumento temporaneo della fosfatasi alcalina dopo una frattura ossea.
Anche dopo la menopausa la fosfatasi alcalina aumenta rispetto ai valori presenti prima della menopausa: il fenomeno dipende dal fatto che in questo periodo della vita le ossa possono subire notevoli modificazioni e rimaneggiamenti, dovuti alla presenza di osteoporosi.
La fosfatasi alcalina aumenta, da 5 a 10 volte rispetto al normale, in alcune malattie del fegato (epatite, cirrosi), in alcune malattie delle ossa (rachitismo, malattia di Paget, osteite deformante), oppure in caso di tumori o metastasi, sia del fegato sia delle ossa. Anche l'uso di alcuni farmaci (ormoni, antibiotici, antiepilettici) può far aumentare i valori di fosfatasi alcalina.

Come regola generale, se insieme alla fosfatasi alcalina risulta aumentato nel sangue anche un altro enzima chiamato gamma-GT (uno dei parametri di valutazione della funzionalità epatica) è probabile che si tratti di una malattia del fegato. Se invece i valori della gamma-GT sono normali, è più probabile che ci trovi di fronte ad una malattia delle ossa.
Rare e poco significative sono le condizioni in cui i valori della fosfatasi alcalina sono più bassi rispetto alla norma.

 

Funzionalità epatica      

 

Cos'è?
L'esame della funzionalità epatica è composto da una serie di analisi che forniscono un quadro generale dello stato di salute del fegato. Le analisi più importanti sono le transaminasi, la bilirubina, la gamma-GT e l'elettroforesi delle proteine (anche detta protidogramma).
Le transaminasi, comunemente denominate con le sigle GOT (o AST) e GPT (o ALT), sono un gruppo di enzimi presenti nel fegato e in altri organi, la cui concentrazione nel sangue aumenta ogni volta che questi vengono danneggiati: per questo motivo sono usati nella diagnosi di molte malattie e, in modo particolare, in quelle del fegato.
La bilirubina è una sostanza normalmente contenuta nella bile, che si forma dalla distruzione dell'emoglobina dei globuli rossi quando hanno finito il loro ciclo vitale. L'aumento di bilirubina nel sangue, principalmente dovuto ad alterazioni del fegato, si accompagna ad una colorazione giallastra della congiuntiva e della pelle (ittero). Gamma-GT è un enzima presente principalmente nel fegato, nel pancreas, nel rene e nell'intestino, la cui misurazione è un indice per la valutazione della funzionalità epatica. Anche la fosfatasi alcalina, prodotta soprattutto dalle ossa e dal fegato, è un enzima il cui livello nel sangue può aumentare in caso di malattie epatiche. L'elettroforesi delle proteine è il dosaggio di varie proteine presenti nel sangue (albumine, globuline), la maggior parte delle quali viene prodotta dal fegato.

 

Perché si fa?

Gli esami sopra elencati servono a controllare se il fegato funziona bene nel suo complesso o se è stato danneggiato in qualcuna delle sue funzioni e quindi vengono richiesti molto spesso come analisi di routine, quando si vuole eseguire un check-up dello stato di salute o quando si devono prendere alcuni farmaci, per esempio, i contraccettivi ormonali. Tuttavia, non sempre queste analisi vengono richieste tutte insieme, anche perché la loro importanza cambia in base a diverse situazioni cliniche. Per esempio, quando si sospetta un'epatite, l'analisi principale da eseguire è il dosaggio delle transaminasi che, in questa malattia, aumentano notevolmente e servono anche per controllare l'evoluzione verso la guarigione. Invece, in alcune situazioni patologiche della gravidanza contrassegnate da ittero, è più importante il dosaggio della bilirubina e della gamma-GT.

Come si esegue?
L'analisi si effettua con un semplice prelievo di sangue dopo un digiuno di circa 12 ore. È consigliabile evitare di bere alcool il giorno precedente l'analisi. Normalmente la risposta è pronta dopo due-tre giorni.

Interpretazione dei risultati
Come si vedrà, alcune di queste analisi possono risultare alterate anche a causa di malattie non riguardanti il fegato. Comunque, se tutti i valori sono normali, una malattia di fegato è poco probabile. Le transaminasi possono aumentare in caso di epatite, di cirrosi e di tumori al fegato o semplicemente per un danno dovuto alla eccessiva assunzione di alcool, ad alcuni farmaci oppure al sovrappeso ed alla obesità. Le transaminasi aumentano anche in caso di infarto cardiaco.
La bilirubina, come pure la gamma-GT, aumenta in caso di epatite, di calcoli o di tumori (del fegato o di organi vicini che comprimono il fegato). In caso di calcoli o tumori aumenta spesso anche la fosfatasi alcalina. Un aumento della bilirubina può essere provocato anche da malattie del sangue che provocano una eccessiva distruzione di globuli rossi: un esempio è l'ittero emolitico del neonato causato da una incompatibilità con il sangue materno (vedi Test di Coombs).
L'elettroforesi delle proteine può essere alterata nell'epatite, soprattutto quella cronica, o nella cirrosi epatica: in quest'ultimo caso diminuisce soprattutto la produzione di albumina, che può provocare la comparsa di "edema", cioè di un accumulo di liquidi nell'organismo. Questa analisi può essere alterata in molti altri casi, fra cui alcune malattie del rene o particolari forme di tumore.

 

Funzionalità tiroidea      

 

Cos'è?

L'analisi della funzionalità tiroidea consiste nel dosaggio di alcuni ormoni circolanti nel sangue attraverso i quali è possibile valutare se la tiroide funziona troppo o troppo poco. Gli ormoni sono il TSH (ormone tireotropo), sostanza prodotta dall'ipofisi che regola la produzione degli ormoni tiroidei veri e propri, il T3 (triiodotironina) e il T4 (tiroxina) che sono i due principali ormoni prodotti dalla ghiandola tiroide.
Poiché T3 e T4 possono risultare alterati in gravidanza o a causa di alcuni farmaci, anche se la tiroide funziona normalmente, si ricorre oggi sempre più spesso al dosaggio di FT3 e FT4 che corrisponde alla frazione dell'ormone realmente "attiva", considerata un indice più preciso della funzione tiroidea.

 

Perché si fa?Lo studio della funzione tiroidea si fa quando si sospetta una malattia della tiroide. In assenza di sintomi indicativi di una malattia della tiroide, le analisi della funzione tiroidea sono comunque utili in tutte le donne che hanno compiuto 50 anni, nei neonati (per lo screening dell'ipotiroidismo congenito) e in particolari condizioni di rischio, per esempio in caso di precedenti interventi chirurgici sulla tiroide o di malattie tiroidee in famiglia, in presenza di un gozzo o quando si prendono alcune medicine (per esempio litio o amiodarone). L'analisi si esegue inoltre come controllo di routine per valutare l'efficacia di una cura con ormoni tiroidei.

Come si esegue?
L'analisi si effettua con un semplice prelievo di sangue dopo un digiuno di circa 12 ore. Quando è possibile, andrebbero sospesi almeno 3 giorni prima quei medicinali che possono interferire con il dosaggio degli ormoni tiroidei, per esempio estrogeni, contraccettivi orali, aspirina e cortisone. La risposta dovrebbe essere pronta entro 3 giorni.

Interpretazione dei risultati

Valori normali di TSH (di solito, fra 0,5 e 5) indicano che la tiroide funziona regolarmente.
Un aumento del TSH indica con molta probabilità la presenza di un ipotiroidismo, cioè di una ridotta funzione della tiroide. Di solito, ma non sempre, questo si accompagna anche a bassi valori di FT4 e di FT3. Viceversa, bassi valori di TSH con alti valori di FT3 e FT4 indicano la presenza di un ipertiroidismo, dovuto per esempio ad un piccolo tumore benigno della tiroide (adenoma) che produce quantità eccessive di ormone. Il riscontro di valori anormali obbliga di solito ad eseguire ulteriori analisi, per esempio il dosaggio degli anticorpi antitiroidei o una ecografia della tiroide, per chiarire diagnosi.
Valori ormonali alterati in una persona che sta già facendo una cura con ormoni tiroidei indicano che la dose degli ormoni deve essere modificata oppure che la terapia non è stata eseguita correttamente. Infine, si ricorda ancora una volta che tutti questi valori possono risultare alterati in gravidanza oppure per effetto di alcuni farmaci, anche se la tiroide funziona regolarmente.

 

Glicemia      

 

Cos'è?
La glicemia è
la determinazione del livello di zucchero (glucosio) nel sangue. Ordinariamente, il valore della glicemia tende a fluttuare nel corso della giornata e raggiunge il suo massimo dopo i pasti, ritornando poi alla norma nel corso delle due ore successive. Il valore che viene misurato in occasione dell'analisi del sangue è quello che si ottiene al mattino, dopo il digiuno notturno.

 

Perché si fa?La glicemia appartiene alle analisi di routine che il medico richiede ogniqualvolta si decide di fare un controllo generale. La determinazione della glicemia è importante per la diagnosi del diabete mellito. Una glicemia stabilmente aumentata a digiuno è in genere indice di diabete, ma il valore dello zucchero nel sangue può anche aumentare occasionalmente in caso di stress, traumi, infarto cardiaco o assunzione di farmaci fra cui cortisonici, ormoni estrogeni, diuretici. Viceversa, la glicemia può risultare diminuita in caso di digiuno prolungato o di assunzione di insulina, alcol e alcuni farmaci.

Come si esegue?
Per la determinazione della glicemia in laboratorio è
sufficiente un prelievo di sangue a digiuno. Nei pazienti diabetici che prendono farmaci (insulina o antidiabetici per bocca) la glicemia di solito viene misurata spesso (fino a tre volte al giorno), per regolare al meglio la terapia. In questi casi, la determinazione della glicemia può essere fatta dal paziente stesso, utilizzando particolari strumenti che permettono l'automonitoraggio dei valori glicemici.

Interpretazione dei risultati

Il valore dello zucchero nel sangue viene espresso come numero di milligrammi in un centimetro cubo di sangue (mg/dl). Il valore normale è uguale a 90-100 mg/dl.

Se la glicemia risulta ripetutamente superiore al valore di 125 mg/dl dopo il digiuno notturno la diagnosi di diabete è molto probabile. Se invece il valore si trova fra 101 e 125 mg/dl si parla di intolleranza al glucosio o prediabete, che indica un alto rischio di ammalarsi successivamente di diabete vero e proprio. In questi casi si ricorre ad una prova di tolleranza al glucosio o test da carico orale di glucosio.

Diabete in gravidanza

Dal 3 al 5% delle donne incinte va incontro ad un diabete gestazionale, cioè un tipo di diabete che si verifica solo nel periodo della gravidanza. Tutte le donne possono sviluppare questo tipo di diabete, ma esistono alcune condizioni favorenti come l'età maggiore di 35 anni, una familiarità per diabete, un aumento del peso corporeo o una alimentazione scorretta. Per lo screening del diabete in gravidanza si esegue di solito un test da carico orale di glucosio.

Se il diabete non viene ben controllato può provocare alcune malformazioni nel feto (soprattutto se si manifesta nel primo trimestre d gravidanza), favorire una crescita eccessiva del bambino (feto macrosomico) o aumentare il rischio di un parto prematuro o di una morte intrauterina del feto.

Per tenere sotto controllo il diabete è sufficiente in molti casi osservare una dieta appropriata e fare esercizio fisico, utili anche per evitare un aumento eccessivo del peso corporeo. Solo in alcuni casi la donna è costretta ad assumere farmaci specifici per abbassare la glicemia.

Ormone lattogeno placentare (HPL)      

 

Cos'è?
L'ormone lattogeno placentare (HPL, Human Placental Lattogen) è una sostanza prodotta dalla placenta fin dalle prime fasi della gravidanza insieme ad altri ormoni come HCG, estrogeni e progesterone e serve ad assicurare una parte del normale nutrimento per il feto, specialmente attraverso l'apporto di zucchero.

 

Perché si fa?

Il livello di HPL aumenta progressivamente a partire dalla 7a-8a settimana di gravidanza fino a raggiungere il massimo alla 38a settimana, per poi stabilizzarsi o decrescere fino al momento del parto. Pertanto il suo dosaggio serve, insieme all'HCG, per controllare l'evoluzione regolare della gravidanza e lo stato di benessere del feto. Il mancato innalzamento o la brusca caduta dei valori di HPL possono indicare una sofferenza della placenta e, insieme ad altri valori, indurre il ginecologo a prendere i necessari provvedimenti.

Come si esegue?
Il test si effettua con un semplice prelievo di sangue dopo un digiuno di circa 6-8 ore. La risposta può essere pronta il giorno dopo.

Interpretazione dei risultati

I valori normali di HPL variano in rapporto alla settimana di gravidanza, da un minimo di 0,5 microgrammi per ml di sangue (7a-8a settimana) ad un massimo di 12 microgrammi alla 38a settimana.
Una brusca diminuzione dell'HPL può indicare una minaccia d'aborto, una gestosi o una sofferenza fetale. Livelli aumentati di HPL si possono osservare in caso di gravidanza gemellare o in presenza di un feto particolarmente grande (macrosomico), nel diabete che compare per la prima volta in gravidanza o nella incompatibilità Rh materno-fetale (vedi Test di Coombs).

 

Paratormone    

 

        

Cos'è?

È una analisi che serve a misurare la quantità nel sangue del paratormone, un ormone prodotto dalle paratiroidi, un gruppo di quattro ghiandole situate nel collo in stretta vicinanza della tiroide.
Il paratormone è il principale ormone responsabile della regolazione del calcio nel nostro corpo perché è in grado di liberare il calcio dalle ossa, impedirne la perdita con le urine e favorirne l'assorbimento nell'intestino. Di norma, la produzione di paratormone viene regolata essenzialmente dal valore della calcemia, cioè aumenta o diminuisce in rapporto al livello del calcio nel sangue.

 

Perché si fa?
In genere, questa analisi viene richiesta in seguito al riscontro di una calcemia anormale. Una calcemia alterata, oltre ad essere pericolosa di per sé per la salute, può essere provocata da una serie di malattie, fra cui anche una alterata produzione di paratormone da parte delle ghiandole paratiroidi. Ad esempio, una ipocalcemia può essere causata da un ipopararatiroidismo, cioè da una ridotta produzione di paratormone mentre, al contrario, una ipercalcemia può essere provocata da una aumentata produzione di paratormone da parte delle ghiandole paratiroidi: quest'ultima condizione, di solito relativamente benigna, colpisce soprattutto le persone dopo i 60 anni e qualche volta richiede un intervento chirurgico per asportare le ghiandole che funzionano "troppo".

 

Come si esegue?
Per questa analisi è sufficiente un prelievo di sangue, a digiuno, da un una vena del braccio o della mano. La risposta dovrebbe essere pronta entro 3 giorni.

Interpretazione dei risultati
I valori normali variano molto a seconda dei laboratori di analisi e quindi vanno preventivamente controllati prima di interpretare i risultati. Vale comunque la regola che a valori di paratormone elevati corrispondono valori bassi del calcio nel sangue e viceversa. Un aumento dei valori indica la presenza di un iperparatirodismo che può essere "primitivo" o secondario ad altre malattie fra cui l'insufficienza renale, il rachitismo o malattie intestinali che provocano un cattivo assorbimento del calcio. Una diminuzione dei valori indica la presenza di una difettosa produzione dell'ormone (ipopararatiroidsmo) che si può verificare per esempio dopo un intervento chirurgico sulla tiroide nel corso del quale sia stata involontariamente asportata una parte delle ghiandole paratiroidi.

 

Prolattina  

 

   Cos'è?
La prolattina è un ormone prodotto dall'ipofisi, una ghiandola che si trova nel cervello e che svolge un ruolo di regolazione di diverse funzioni importanti dell'organismo. La prolattina viene prodotta in grande quantità durante la gravidanza, quando ha il compito di preparare la mammella alla produzione di latte e quindi di iniziare e mantenere la lattazione subito dopo il parto. Livelli elevati al di fuori della gravidanza causano il blocco del normale ciclo mestruale con scomparsa dell'ovulazione e sterilità.

 

Perché si fa?In generale, il dosaggio della prolattina fa parte di un gruppo di esami da richiedere quando si sospetta una disfunzione dell'ipofisi, che potrebbe essere causata dalla presenza di un tumore benigno, chiamato adenoma ipofisario. Il test si adopera inoltre per valutare la causa di una amenorrea, cioè la mancanza di mestruazioni in una donna fertile che non è incinta. Infine, il dosaggio della prolattina è indicato se in una donna non incinta e che non sta allattando, si verifica all'improvviso la produzione di latte: questo fenomeno è chiamato galattorrea.

Come si esegue?
Per l'esecuzione del test è sufficiente un normale prelievo di sangue, da eseguire al mattino dopo aver lasciato trascorrere almeno due ore dal risveglio (un prelievo fatto troppo presto può risentire dell'innalzamento della prolattina nel sangue che si verifica normalmente durante il sonno). Non occorre stare a digiuno, ma è preferibile osservare 30 minuti di assoluto relax prima di prelevare il sangue. Alcuni farmaci, come estrogeni o antidepressivi, vanno sospesi prima del prelievo, perché possono interferire con il risultato dell'esame.

Interpretazione dei risultati

I valori normali nella donna adulta vanno da 0 a 20 (nanogrammi per centimetro cubo di sangue), mentre nella donna incinta o che ha appena partorito possono arrivare fino a 400. Se, dopo il parto, la donna non allatta i valori scendono nel giro di due settimane, mentre se allatta si normalizzano entro 3 mesi.
Il sonno, lo stress o uno sforzo fisico intenso fanno aumentare il livello di prolattina nel sangue. Anche alcuni farmaci possono aumentare la prolattina, fra cui gli antistaminici e i contraccettivi orali.
Se i valori sono molto elevati la diagnosi più probabile è quella di un adenoma dell'ipofisi. In questo caso vengono di solito ordinati dal medico altri esami particolari, chiamati test di stimolo, per poter meglio distinguere l'adenoma dell'ipofisi da altre cause responsabili di un aumento della prolattina.
Valori moderatamente elevati si verificano in caso di amenorrea non dipendente dall'ipofisi, oppure in una condizione in cui amenorrea e galattorrea si trovano associate (sindrome di Chiari-Frommel).
Altre possibili cause di aumento della prolattina sono l'insufficienza renale, l'ipotiroidismo (ridotta funzione della tiroide) o la cosiddetta sindrome dell'ovaio policistico, una disfunzione ereditaria in cui le ovaie sono piene di cisti, aumenta la produzione di ormoni maschili e non si verifica l'ovulazione.

 

Prove di coagulazione    

 

Cos'è?
Le prove di coagulazione sono un gruppo di analisi che ha lo scopo di saggiare la capacità del sangue di coagulare regolarmente. Poiché i fattori implicati nella coagulazione sono tanti, altrettanto numerosi sono gli esami disponibili: tuttavia, quelli comunemente utilizzati come screening iniziale sono la conta delle piastrine, il tempo di emorragia (o di stillicidio), il tempo di protrombina (o tempo di Quick) e il tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT).

 

Perché si fa?

Le prove di coagulazione si eseguono in genere nelle persone che hanno emorragie improvvise senza particolari motivi, per controllo prima di un intervento chirurgico, nelle donne in gravidanza, in tutti quelli che stanno facendo una terapia anticoagulante (per esempio dopo un infarto o un ictus), ma possono essere richieste anche nell'ambito di un normale check-up. Le prove di coagulazione, inoltre, vengono sempre consigliate prima di prescrivere la pillola anticoncezionale, perché gli ormoni estrogeni e progestinici possono aumentare la capacità di coagulazione del sangue. Alle donne che devono assumere la pillola anticoncezionale viene anche richiesto il dosaggio dell'antitrombina III, una proteina che, se carente nell'organismo, può accelerare la coagulazione del sangue con il rischio di trombosi.

Come si esegue?
Per eseguire il tempo di emorragia si fa una piccola incisione con una lametta sul lobo dell'orecchio o sull'avambraccio e quindi si controlla quanto tempo occorre per la fine del sanguinamento. La risposta pertanto è immediata. Per tutte le altre analisi è necessario un semplice prelievo di sangue a digiuno da una vena del braccio. Prima di fare queste analisi sarebbe sempre opportuno (se possibile) sospendere per qualche giorno i farmaci che possono interferire con i risultati (per esempio aspirina e antinfiammatori in genere, eparina). Per gli esami sul sangue la risposta dovrebbe essere pronta entro un massimo di due giorni.

Interpretazione dei risultati
La normalità di tutti questi test non esclude automaticamente la presenza di un disturbo della coagulazione del sangue: per individuare alcune condizioni bisogna infatti ricorrere ad alcuni test particolari.
Una alterazione di queste analisi può essere dovuta ad una malattia congenita (già presente alla nascita) come ad esempio l'emofilia, o che è iniziata successivamente. In questo caso, le cause più frequenti sono malattie del fegato, dei reni, alcuni tumori, l'assunzione di alcune medicine o la carenza di vitamina K.
Il è l'analisi più importante da richiedere nelle persone che si stanno sottoponendo ad una terapia anticoagulante: se il suo valore si abbassa eccessivamente, per esempio, la dose del farmaco anticoagulante deve essere modificata.

 

Sideremia    

 

 

Cos'è?

La sideremia è
il dosaggio della quantità di ferro in circolo nel sangue. Il ferro svolge un ruolo importante nell'organismo ed è essenziale, fra l'altro, per la produzione dei globuli rossi: la sua carenza provoca una delle forme più comuni di anemia. Oltre al ferro circolante, nel nostro organismo, esiste anche un "ferro di riserva" che funziona da rifornimento nelle situazioni in cui aumentano le richieste di questo metallo: il ferro di riserva si misura con l'analisi della ferritina.

 

Perché si fa?

Il dosaggio della sideremia è indicato in tutte le condizioni in cui viene rilevata una anemia della quale non è nota la causa, oppure in tutte le situazioni in cui si può sospettare una carenza di ferro. L'anemia da carenza di ferro (anemia sideropenica) è infatti una delle forme più frequenti, soprattutto nella donna: mestruazioni abbondanti, gravidanza, allattamento, dieta carente o perdite minime ma prolungate di sangue dall'intestino (per esempio in caso di emorroidi), sono altrettante condizioni in cui si può sviluppare questa forma di anemia.

Come si esegue?
Per il dosaggio della sideremia è necessario un prelievo di sangue da una vena del braccio o della mano, preferibilmente al mattino dopo un digiuno di circa 8 ore. Si consiglia inoltre la sospensione di tutti i farmaci a base di ferro almeno 24 ore prima del test. La risposta dovrebbe essere pronta entro due giorni.

Interpretazione dei risultati
I valori normali della sideremia variano da 50 a 150 microgrammi per centimetro cubo di sangue.
Valori inferiori a 40 indicano una carenza di ferro: in tutte le condizioni di anemia associata ad una bassa sideremia è importante, prima di iniziare una terapia a base di ferro, eseguire il dosaggio della ferritina e, soprattutto, stabilire la causa che ha provocato l'anemia. Un'emorragia o un intervento chirurgico recente possono spiegare la presenza occasionale di una sideremia bassa.
Valori alti di sideremia (superiori a 200) possono essere spiegati sia da un errato procedimento nel prelievo di sangue sia da una situazione patologica effettiva, per esempio in alcune forme di anemia con distruzione aumentata dei globuli rossi (anemia emolitica). Anche una recente trasfusione di sangue o l'ingestione abbondante di carne rossa possono fare aumentare transitoriamente i valori della sideremia.

 

Test da carico orale di glucosio (OGTT)  

 

 Cos'è?
Il test da carico orale di glucosio (Oral Glucose Tolerance Test, OGTT ) è una analisi del sangue che misura i valori di glicemia che si raggiungono nelle due ore successive alla assunzione di glucosio (zucchero) per bocca.

 

Perché si fa?

Il test è utilizzato per accertare la presenza di diabete o di una "alterata tolleranza al glucosio" (prediabete) in quelle persone in cui la determinazione del valore della glicemia a digiuno ha dato un risultato dubbio, con i valori compresi fra 105 e 125 mg/dl. In gravidanza è un test molto utile per lo screening del diabete gestazionale ed è indicato se:

  • una glicemia occasionale risulta elevata
  • nelle urine si riscontrano tracce di zucchero (glicosuria)
  • nella famiglia ci sono casi di diabete
  • la gestante è obesa, ha avuto aborti ripetuti o ha partorito bambini di peso superiore al normale.

Come si esegue?
L'esame consiste in una serie di prelievi di sangue, il primo dei quali avviene a digiuno, mentre i successivi vengono effettuati per quattro volte a distanza di mezz'ora, dopo aver ingerito, nell'arco di circa 5 minuti, 75 g di glucosio sciolti in 250-300 cc di acqua.

La prova si svolge in genere al mattino, a digiuno, dopo aver osservato per tre giorni una dieta ricca di carboidrati (circa 300 g al giorno) ed aver svolto una attività fisica normale.

Interpretazione dei risultati

Anche se i valori normali riferiti non sono sempre omogenei, si può parlare di una prova normale se la glicemia a digiuno e minore di 105, il valore massimo raggiunto inferiore a 180 e quello dopo due ore inferiore a 120. Si ha invece un diabete mellito se il valore di glicemia a digiuno è superiore a 115, il picco è maggiore di 200 e il valore dopo due ore è superiore a 140. Si ha infine una alterata tolleranza al glucosio (prediabete) quando il valore a digiuno è inferiore a 115 e dopo due ore è compreso fra 120 e 140.

L'assunzione di alcuni farmaci può alterare i risultati del test. In particolare, alcuni diuretici, cortisonici e contraccettivi orali possono ridurre la tolleranza al glucosio dando risultati falsamente positivi.

 

Test di Coombs      

 

Cos'è?

Il test di Coombs è una analisi che serve ad individuare se nel sangue ci sono particolari anticorpi attaccati alla superficie dei globuli rossi oppure anticorpi circolanti che possono in determinate circostanze causare la distruzione dei globuli rossi. In base al tipo di anticorpi da misurare vi sono due tipi di analisi: il test di Coombs indiretto e il test di Coombs diretto.

 

Perché si fa?

Il test di Coombs indiretto viene spesso usato per determinare se nel sangue di un individuo circola un tipo particolare di anticorpi che, in caso di trasfusione ad un'altra persona, possono danneggiare il ricevente provocando la distruzione dei suoi globuli rossi. Il test viene usato per esempio nelle banche del sangue. Questi anticorpi possono essere responsabili, fra l'altro, di una malattia emolitica del neonato detta eritroblastosi fetale. Questa malattia si può manifestare nel neonato che ha il sangue Rh positivo (ereditato dal padre) e una madre Rh negativa: in questo caso si crea una incompatibilità fra i due tipi di sangue per cui la madre fabbrica anticorpi contro il sangue del proprio figlio i quali, passando attraverso la placenta distruggono i globuli rossi del bambino. Questa incompatibilità se viene riconosciuta in tempo con il test di Coombs può essere curata.
Il test di Coombs diretto si usa invece per scoprire quegli anticorpi (chiamati autoanticorpi) che possono danneggiare i globuli rossi della stessa persona che li trasporta nel sangue; viene richiesto essenzialmente per studiare alcune cause di anemia. Gli autoanticorpi si possono formare per colpa di alcune infezioni (mononucleosi, sifilide), di farmaci o di malattie come leucemia, linfomi ed artrite reumatoide. Gli autoanticorpi distruggono i globuli rossi e provocano anemia con ittero (colorito giallo della pelle).

Come si esegue?
L'analisi richiede
un normale prelievo di sangue a digiuno, da una vena del braccio, senza nessuna preparazione particolare. Il risultato è disponibile di solito entro una o due settimane.

Interpretazione dei risultati
Nel caso del monitoraggio in gravidanza della madre Rh negativa (con un partner Rh positivo) il prelievo per il test di Coombs indiretto deve esser eseguito ogni mese: se il test è negativo la donna può stare tranquilla. Se entrambi i partner sono Rh negativi oppure la madre è Rh positiva e il padre Rh negativo, non ci sono problemi. Di solito l'incompatibilità Rh non si verifica mai alla prima gravidanza, per cui quando una donna Rh negativa partorisce un bambino Rh positivo le vengono somministrate delle immunoglobuline specifiche che servono a prevenire la comparsa dell'incompatibilità alla seconda gravidanza.

 

Tri-test    

 

Cos'è?
Il Tri-test (o Test triplo) è un esame che viene effettuato durante la gravidanza. Consiste nel dosaggio di tre sostanze normalmente presenti nel sangue di una donna incinta e cioè l'alfa-fetoproteina, prodotta dal feto, l'estriolo non coniugato, prodotto sia dal feto che dalla placenta, e la gonadotropina corionica (hCG), ormone prodotto dalla placenta.  

Perché si fa?
L'esame serve principalmente per lo screening precoce della sindrome di Down in gravidanza. Infatti, particolari livelli di queste tre sostanze possono, combinati insieme, predire con una certa probabilità il rischio che il bambino sia affetto da una sindrome di Down. Questo rischio aumenta con l'età della madre. A 30 anni è di 1/1000 gravidanze, a 33-38 anni è di 1/300 e dopo i 41 aumenta fino a 1/100 gravidanze. L'esame è privo di rischi.  

Come si esegue?

Si esegue
un normale prelievo di sangue a digiuno fra la 15ª e la 20ª settimana di gravidanza. Il campione di sangue viene poi analizzato in laboratorio e sono necessari di solito alcuni giorni prima di conoscere il risultato.  

Interpretazione dei risultati

Bassi livelli di alfa-fetoproteina ed estriolo combinati con alti livelli di hCG indicano un alto rischio di sindrome di Down nel feto. Un risultato normale non garantisce, tuttavia, che il feto sia esente da alterazioni cromosomiche. Inoltre, anche in caso di positività del test, è sempre necessario eseguire una amniocentesi o, in alternativa, una villocentesi. Questi esami sono indispensabili, infatti, per accertare con sicurezza l'esistenza di eventuali anomalie cromosomiche.
È importante ricordare che il riscontro di livelli molto alti della sola alfa-fetoproteina deve far sospettare la presenza di gravi malformazioni del sistema nervoso del feto, fra cui la spina bifida e la anencefalia.

 

Tampone Faringeo

E' un esame eseguito sull'essudato presente sulla superfice della faringe, ed è solitamente indirizzato alla ricerca dello Streptococco Beta emolitico di gruppo A, particolarmente resistente agli anticorpi e responsabile di affezioni acute e croniche anceh a carico di altri organi. Tale esame può essere eseguito anche per la ricerca di altri germi patogeni, in primis lo Stafilococco Aureo. L'esame è positivo quando viene rilevata la presenza del patogeno ricercato ed è solitamente accompagnato da un antibiogramma che ne testa la sensibilità ai principali farmaci antibatterici.

Tampone Tonsillare

E' un esame eseguito sull'essudato tonsillare per la ricerca di germi responsabili di tonsilliti e patologie ad essa collegate, in primis lo Streptococco Beta emolitico di gruppo A. L'esame è positivo quando viene rilevata la presenza del patogeno ricercato ed è solitamente accompagnato da un antibiotico che ne testa la sensibilità ai farmaci antibatterici.

Urinocultura

E' un esame eseguito sulle urine per riscontrare la presenza di eventuali batteri responsabili di infezioni delle vie urinarie o di altri patogeni (Candida, Cytomegalovirus, etc.).
L'urinocultura è positiva quando si riscontra la presenza di un germe patogeno in carica superiore a 100.000/ml.
E' essenziale un corretto prelievo delle urine per evitare eventuali contaminazioni.

Autoesame dei nei

Per esaminare correttamente un neo, basta ricordare le prime cinque lettere dell'alfabito:
A come Asimmetria: la forma irregolare depone per un neo atipico
B come Bordi: in caso di bordi irregolari e frastagliati è consigliabile una visita dermatologica
C cone Colore: un colore molto scuro o comunque modifica cromatica (in chiaro, scuro, rosso o nero) rende d'obbligo il monitoraggio del neo.
D come Dimensione: un neo di diametro superiore a 6 millimetri o che comunque sia aumentato notevolmente di dimensione rende opportuna una visita dermatologica.
E come Evoluzione, Elevazione, Emoraggia: se il neo si modifica, sanguina in assenza di traumi o si sopraeleva consultare il dermatologo.